Miart 2026, omaggio a John Coltrane

Miart 2026, omaggio a John Coltrane

Le aspettative erano alte per la sua 30° edizione. La nuova sede di South Wing di Allianz MiCo a Milano, dall’affascinante Skyline innestato nel patitissimo polmone verde di CityLife, era solo la ciliegina sulla torta. Tutto il resto, una sorpresa!

L’edizione 2026 di Miart – la fiera internazionale d’arte moderna e contemporanea diretta da Nicola Ricciardi – si è aperta così: con molte aspettative e un omaggio a John Coltrane (1926-1967), uno dei più grandi maestri della storia del jazz internazionale in occasione del centenario dalla sua nascita, che ha contribuito con il suo ‘New Directions’ a suggerire il tema della nuova edizione idealmente capace di pescare nel passato per tracciare concettualmente le vie del futuro.

L’obiettivo può considerarsi raggiunto? Sulla carta Miart ha lanciato il dialogo tra arte moderna e contemporanea, lanciato una netta rinascita della pittura figurativa e sostenuto la crescita della digital creativity e dell’AI, oltre all’ibridazione dell’arte, accogliendo per la prima volta in fiera, il linguaggio sperimentale del video e del film d’artista.

Quello che si è visto nel padiglione MICo, soprattutto la materializzazione del concetto di contaminazione e multi-disciplinarietà declinato secondo sensibilità architettoniche, ambientali, politiche, etc., oltre al trend (dominante) che ha unito il rigore concettuale all’improvvisazione di chiara ispirazione al mondo jazz e a maestri come Robert Ryman e Mario Schifano.

Insomma: c’era tutto di tutto. Una perfetta sintesi tra passato e presente; fra esemplari di arte contemporanea più spinta e i capolavori del primo Novecento. Inoltre, non sono mancate affermazioni di impegno sociale e sostenibilità, aperture verso nuove geografie e talenti, ma anche il ritorno al colore e alla materia per celebrare un’estetica lontana dal purismo digitale e votata all’esplorazione di materiali fisici, ibridazioni visive e il ritorno a una cultura visiva pop e immediata. Spazio anche alla ‘Street art’ che dalla strada diventa sempre più un’icona istituzionalizzata per entrare a pieno titolo (e riconoscimento) nelle gallerie e nei musei d’arte dove si fa spazio, con prepotenza, la Fiber art e il Design, versione pezzo unico.

E’ stato un tutto di tutto un po’ estraniante per chi ha percorso, fisicamente, le tante e variegate gallerie e padiglioni della Fiera. L’impressione, sulle prime, è stata di un viaggio nel tempo ‘senza tempo’, trasversale; un rendez-vous di icone, forme e riverberi di un qualcosa già visto e consumato. Un pot-pourri di passato condito di intenzionalità e di futuro, quello in divenire!

Perché come tutte le fasi di passaggio, prima di definire il nuovo ci si guarda attorno, si riflette sul passato e solo dopo aver ben maneggiato e rovistato fra temi ed esperienze vissute si riesce a dar forma al futuro. Un’operazione lunga e complessa che Miart 2026 ha svolto esattamente come in una composizione jazz.

L’ispirazione tematica dell’edizione, dedicata appunto al jazz, non è stata solo una suggestione, ma una chiave di lettura che legittima la sorpresa per un suono nuovo, capace di convincere a partire da soluzioni espositive inedite, parte integrante delle novità. Una struttura distribuita su tre livelli che ha rotto la staticità tradizionale offrendo una dinamicità spaziale fatta di volumi e prospettive differenti. Tutto il resto ce lo racconterà l’edizione 2027.

2560 1506 Antonella Aquaro
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