C’è un vino che sta cambiando il modo di raccontare la Romagna. Non è Sangiovese né per questo compito ci si affida al Trebbiano, che pure hanno costruito l’immaginario enologico della zona. È la Rebola, un vitigno a bacca bianca, che rappresenta una delle scommesse più intriganti del panorama vitivinicolo italiano. In particolare nel Riminese 16 produttori visionari in pieno periodo Covid (il 7 aprile 2021) hanno creato un gruppo affiatato per comunicare l’areale individuando proprio la Rebola, altrove nota con il nome di Grechetto gentile. Ad essa il compito di trainare l’enoturismo e valorizzare le colline in ambito turistico.
La produzione è schizzata dalle 101mila bottiglie del 2021 alle oltre 180mila del 2025 mentre la DOC Rimini nello stesso periodo è passata dalle 338mila alle 394mila bottiglie. «Chi beve vino riminese a Rimini deve trovare i punti cardinali del nostro gusto, che parla di mare, sapido e caldo. Per questo è nato il Comitato di Valorizzazione della Rimini DOC» spiega Nicolò Bianchini, presidente della Strada dei Vini e dei Sapori dei Colli di Rimini.
Un’occasione speciale per provare la Rebola è il 10 e l’11 luglio quando torna P.assaggi di vino, il più importante evento vinicolo del territorio riminese, arrivato alla sua 24esima edizione, che schiera ai nastri di partenza 30 aziende vinicole e 4 aziende olearie distribuite nelle 3 sottozone della Provincia di Rimini. A Piazza sull’Acqua, accanto al Ponte di Tiberio, si possono assaggiare tutti i vini della Rimini DOC con entrata gratuita e un biglietto a pagamento per le degustazioni (riminiturismo.it).

Una delle zone più vocate alla crescita della Rebola sono le colline intorno a Coriano. Bisogna cercare un casolare dal colore carminio per parlare con Sandro Santini e la moglie Alessandra, due pilastri della viticoltura riminese che hanno creduto nella Rebola sin dagli inizi. Tra montagne di libri di filosofia e politologia si può discutere con loro per scoprire le fondamenta profonde del vitigno. «Il vino deve regalare una sana ebbrezza sociale. Per come è stato raccontato negli ultimi anni ha perso il suo valore sociale e ci si è ritrovati in soliloqui di monadi: un cambio di passo è necessario. Per quanto riguarda questa terra non deve essere inteso come bene accessorio, ma un modo per vivere Rimini» spiegano. I loro vini si riconoscono per derivare da grappoli ben maturi e ritrovarsi in bicchieri potenti. La Rebola Isotta è muscolare e grasso: «la zona aiuta a essere demodé».

Infatti il calice, pur mantenendo il caratteristico aroma agrumato, è lontano dal paradigma citrino presente altrove. Al naso si percepisce un’impronta di cenere che si può ricondurre ai terreni argillosi della tenuta mentre il sorso è avvolgente con uno spiccato bouquet floreale. La loro Rebola ammicca alle carni bianche, alle paste con sugo in bianco di faraona, alla pizza e alla piadina con farcitura di squacquerone, prosciutto crudo e rucola. Tanto convinti che il vino dev’essere prima di tutto gioia opulenta e personale, hanno dedicato una delle bottiglie a Giovanni Battarra, filosofo e agronomo del Settecento, che illustrava nella Pratica agraria come ottenere vini generosi e da uve scelte (di Sangiovese, Cabernet e Merlot) (tenutasantini.com). È lontana dal mare e si trova in piena Valmarecchia, a un passo da Verucchio ma ancora in Comune di Rimini, la Cantina Pastocchi.

D’incanto le etichette, studiate da Laura Tentoni che vestono le bottiglie marchiate Rimini, comuni a tutte le aziende che fanno parte della DOC. Gianluca Pastocchi è entrato a pieno titolo nella cantina di famiglia nel 2014 e dal 2020 la conduce in autonomia, il padre continuando a seguire una parte dell’azienda, fatta di erba medica e frumento. «Non è un vitigno semplice la Rebola: l’espressione migliore si ottiene deraspando l’uva raccolta di primo mattino e con un contenuto d’alcol intorno a 13,5 o 14 gradi» spiega. I terreni ricchi di potassio, ripidi ed esposti a sud, conferiscono un profumo di pesca bianca e un filo di gusto amaricante finale che impreziosisce i sardoncini alla scottadito. Ma anche uno dei piatti simbolo della cucina italiana, gli spaghetti alla carbonara, sono ben accompagnati dalla gagliarda bottiglia. “Siamo tutti mortali fino al primo bacio e al secondo bicchiere di Rebola” recita il retroetichetta. Al terzo anche i sogni si fanno realtà (FB: Cantina Pastocchi). Realtà che si è fatta concreta in Val Conca, a un passo dall’oasi faunistica: il sogno dei cugini Marco e Milena Tonelli, e Massimo e Davide (Dado) Lorenzi. Enio Ottaviani, il nome del nonno, non è solo una cantina, ma un punto di ritrovo per i giovani che amano il vino e la compagnia dove sgranocchiare qualcosa con un bicchiere davanti. San Clemente è la sottozona in cui la cantina è inserita: qui i terreni argillosi rivolti a sud est portano nel calice note di kiwi giallo e fiori di acacia con il consueto amaricante finale. «Ma nelle annate più vecchie si coglie anche la crema pasticcera» svela Davide, che si occupa (anche) dell’accoglienza. «Il vino è uva, è convivialità, è piacere dello stare a tavola. È relazione. Parlare di consapevolezza significa dare alle persone gli strumenti per scegliere, capire e vivere il vino con equilibrio. Creare questa cultura, soprattutto nei giovani, vuol dire costruire il futuro del vino stesso. Noi facciamo il vino per gli amici: in questa frase c’è tutto il nostro pensiero» ribatte il fratello Massimo. Le loro Rebola Colli di Rimini DOC amano i piatti di pasta con ragù bianco di coniglio, ma anche i formaggi ovini che da queste parti hanno nei pastori sardi hanno i loro missionari (enioottaviani.it).

Sanno di entroterra e collina i vini di Beatrice e Nicolò Bianchini de I Muretti a Montescudo Montecolombo. «Non usiamo lieviti selezionati ma lasciamo lavorare lieviti indigeni proprio per far sì che i nostri vini siano espressione nitida e diretta del luogo da cui arrivano» spiegano. «Vogliamo infatti che si sappia esattamente di cosa sa la Rebola della Valconca, e quindi non ci facciamo prendere dall’ansia e aspettiamo i tempi dei lieviti». Il piatto che ne valorizza lo stile sono i passatelli in brodo (imuretti.it). Da Cenerentola a regina, la Rebola grazie al gruppo di appassionati viticoltori e alle declinazioni a cui è sottoposta ha trovato un proprio spazio in numerose iniziative a carattere internazionale, come la Routes Europe 2026 dello scorso maggio con protagonisti compagnie aeree, aeroporti e destinazioni a livello globale. Tra poco la vedremo anche volere nei cieli di mezzo mondo. Scommettiamo?
La felice posizione centrale dell’Hotel Card International di Rimini (5 minuti in treno per la Nuova Fiera, 5 minuti in autobus per la Marina) permette di raggiungere con facilità i produttori di Rebola. Per le escursioni ci si può rivolgere al ricevimento. Lo gestisce Sabrina Anelli, che ha sempre collaborato con catene internazionali e sui cui principi ha impostato l’ospitalità (hotelcard.it).


